Dal 21 maggio 2026 sono cambiate le regole per la rateazione dei debiti contributivi INPS. Con la Circolare n. 60/2026, l’Istituto ha introdotto una nuova disciplina per le rateazioni amministrative, applicabile alle domande presentate a partire da tale data.
Si tratta di un aggiornamento rilevante per imprese, lavoratori autonomi e contribuenti che si trovano in una temporanea situazione di difficoltà economico-finanziaria e intendono regolarizzare la propria posizione contributiva attraverso un piano di pagamento dilazionato.
La nuova disciplina sostituisce integralmente la regolamentazione precedente e introduce importanti novità operative: dall’ampliamento del numero massimo di rate alla necessità di includere l’intera esposizione debitoria INPS riferita al medesimo codice fiscale, fino al rafforzamento degli obblighi legati alla contribuzione corrente.
Per le aziende, questo significa che la richiesta di rateazione richiede una valutazione preventiva della posizione contributiva complessiva, della sostenibilità del piano di rientro e della capacità dell’impresa di mantenere regolari i versamenti futuri.
Cosa prevede la nuova disciplina INPS sulla rateazione dei debiti contributivi
La Circolare INPS n. 60/2026 disciplina la dilazione dei debiti contributivi ancora in fase amministrativa, cioè non ancora affidati all’Agente della Riscossione.
Possono essere oggetto di rateazione i debiti derivanti da:
- omissioni contributive;
- evasioni contributive;
- contributi e accessori di legge ancora gestiti direttamente dall’INPS.
La concessione della rateazione resta subordinata alla presenza di una temporanea situazione di difficoltà economico-finanziaria. Questo presupposto è centrale: l’accesso al piano di dilazione non rappresenta un automatismo, ma richiede una valutazione della posizione del contribuente e della sostenibilità del percorso di rientro.
Quante rate si possono richiedere
Una delle novità più significative riguarda il numero massimo di rate richiedibili.
La nuova disciplina prevede:
- fino a 36 rate mensili per debiti contributivi fino a 500.000 euro;
- fino a 60 rate mensili per debiti contributivi superiori a 500.000 euro.
L’ampliamento della durata massima del piano rappresenta un’opportunità importante per le imprese che devono gestire esposizioni contributive rilevanti, perché consente di distribuire il debito su un arco temporale più ampio.
Obbligo di includere tutti i debiti INPS
Tra gli aspetti più rilevanti della nuova disciplina vi è l’obbligo di inserire nella domanda l’intera esposizione debitoria riferita al medesimo codice fiscale.
Questo significa che la richiesta di rateazione deve comprendere tutti i debiti contributivi INPS riconducibili al contribuente, anche se riferiti a diverse gestioni previdenziali.
Per un’impresa, ad esempio, potrebbero rientrare nella verifica:
- debiti relativi ai lavoratori dipendenti;
- posizioni riferite alla gestione separata;
- eventuali esposizioni collegate ad artigiani e commercianti;
- note di rettifica;
- partite sospese;
- ulteriori debiti amministrativi ancora non affidati alla riscossione.
Questa novità rende indispensabile un controllo preliminare della posizione contributiva complessiva. Presentare una domanda incompleta o non coerente con l’effettiva esposizione debitoria può infatti incidere sull’istruttoria e sulla gestione del piano.
La contribuzione corrente diventa un elemento decisivo
La nuova disciplina rafforza un principio fondamentale: ottenere una rateazione non basta. Per mantenerla, è necessario rispettare sia il piano di rientro sia gli obblighi contributivi correnti.
In altre parole, l’azienda deve:
- pagare puntualmente le rate previste dal piano;
- continuare a versare regolarmente i contributi correnti;
- monitorare eventuali nuove esposizioni che potrebbero compromettere la posizione complessiva.
Il mancato pagamento della contribuzione corrente può comportare la revoca della dilazione, anche nel caso in cui le rate del piano siano state regolarmente versate.
Questo passaggio è particolarmente importante per le imprese: la rateazione dei debiti contributivi deve essere inserita in una gestione più ampia della compliance contributiva e della pianificazione finanziaria.
Seconda rateazione: quando è possibile
La Circolare INPS introduce anche la possibilità di ottenere una seconda dilazione in presenza di ulteriori difficoltà economiche o di nuovi debiti emersi durante una rateazione già in corso.
Si tratta di una previsione utile per le imprese che, pur avendo avviato un percorso di regolarizzazione, si trovano a dover gestire nuove esposizioni contributive.
Resta tuttavia fermo il limite massimo di due rateazioni contemporaneamente attive.
Tempi del procedimento: fino a 20 giorni
La nuova disciplina definisce anche i tempi massimi del procedimento.
L’INPS prevede una durata complessiva fino a 20 giorni di calendario:
- fino a 10 giorni per l’istruttoria;
- fino a 10 giorni per l’emissione del piano di ammortamento.
Una volta concesso il piano, il pagamento della prima rata assume un ruolo determinante. Il mancato versamento entro i termini indicati comporta l’annullamento della concessione e il trasferimento del debito all’Agente della Riscossione.
Le rate successive alla prima avranno scadenza sempre l’ultimo giorno del mese.
La Circolare conferma inoltre il divieto di pagamento delle rate mediante compensazione orizzontale tramite modello F24.
Rateazione dei debiti contributivi: un tema di compliance e continuità aziendale
La rateazione dei debiti contributivi rappresenta per molte imprese uno strumento di gestione della continuità aziendale, soprattutto in contesti in cui la liquidità deve essere preservata senza compromettere la regolarità contributiva.
La nuova disciplina INPS richiede però maggiore consapevolezza: ogni domanda deve essere costruita a partire da una fotografia completa della posizione contributiva e da una valutazione realistica della capacità dell’azienda di rispettare gli impegni assunti.
In questo scenario, il supporto di professionisti qualificati può fare la differenza. Non solo per la corretta presentazione della domanda, ma anche per accompagnare l’impresa in una gestione ordinata, sostenibile e conforme degli adempimenti contributivi.
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