Rischio calore sul lavoro: controlli INL 2026, obblighi HSE e impatti sulla gestione del personale

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La gestione del rischio calore sarà uno dei principali ambiti di attenzione delle attività ispettive condotte durante l’estate 2026.

Con la Nota n. 5484/2026, l’Ispettorato Nazionale del Lavoro ha fornito indicazioni operative per intensificare i controlli sul rischio da stress termico, con particolare attenzione ai settori maggiormente esposti, tra cui edilizia, agricoltura, logistica, lavori stradali e delivery.

Alla luce del D.M. n. 95/2025, richiamato dall’informativa, le emergenze climatiche non devono più essere gestite come situazioni eccezionali. Le imprese devono adottare un sistema strutturato, preventivo e documentato, integrando le competenze dell’area HSE con quelle di HR, Amministrazione del Personale e Medicina del Lavoro.

Il punto centrale è chiaro: durante un’ispezione non sarà verificata soltanto la presenza degli adempimenti formali, ma la loro effettiva applicazione sul luogo di lavoro.

1. Aggiornamento del DVR e della documentazione HSE

Il primo adempimento da verificare riguarda l’integrazione del rischio da stress termico nel Documento di Valutazione dei Rischi.

Il DVR deve individuare in modo specifico:

  • mansioni, reparti, cantieri e attività maggiormente esposti;
  • misure di prevenzione e protezione applicabili;
  • modalità di organizzazione di orari, pause e rotazioni;
  • soggetti responsabili dell’attuazione e della vigilanza;
  • criteri per interrompere o sospendere le attività;
  • procedure da applicare in caso di emergenza.

 

L’aggiornamento deve essere effettuato consultando il RLS o, quando previsto, il RLST. La consultazione deve inoltre risultare tracciabile nella documentazione aziendale.

Nei cantieri e negli appalti è necessario verificare anche la coerenza di POS e DUVRI. Le misure previste devono essere coordinate tra committente, appaltatori e subappaltatori, soprattutto per quanto riguarda orari, pause, aree di recupero e sospensione delle attività.

2. Acqua potabile, indumenti e condizioni operative

Gli ispettori verificheranno la costante disponibilità di acqua potabile e la sua effettiva accessibilità durante il turno.

L’impresa dovrebbe quindi definire:

  • punti e modalità di distribuzione;
  • frequenza dei controlli;
  • responsabilità per il rifornimento;
  • soluzioni specifiche per cantieri, attività itineranti o sedi prive di punti di approvvigionamento vicini.

 

Anche gli indumenti di lavoro devono essere idonei alle condizioni climatiche: leggeri, traspiranti e coprenti, compatibilmente con gli altri rischi presenti.

Quando la mansione richiede DPI o indumenti che limitano la dispersione del calore, questo elemento deve essere considerato nella valutazione del rischio e compensato attraverso una diversa organizzazione di tempi di esposizione, pause e rotazioni.

3. Rimodulazione degli orari e gestione dei turni

Le indicazioni INL hanno un impatto diretto sull’organizzazione del lavoro.

In presenza di condizioni critiche, l’azienda deve valutare:

  • l’anticipazione o il posticipo delle lavorazioni più gravose;
  • la sospensione delle attività nelle fasce orarie più calde;
  • la modifica temporanea della sequenza delle lavorazioni;
  • l’assegnazione di attività alternative;
  • la riduzione dell’esposizione continuativa.

 

L’area HR deve tradurre queste misure in una pianificazione concretamente applicabile, gestendo turni, presenze, sostituzioni, comunicazioni al personale ed eventuali cambi temporanei di mansione.

Quando necessario, HR e Amministrazione del Personale devono inoltre valutare gli strumenti disponibili per la gestione delle ore non lavorate e l’eventuale accesso agli ammortizzatori sociali applicabili.

4. Pause e rotazione dei lavoratori

L’INL verificherà che le pause non siano previste soltanto sulla carta, ma vengano effettivamente concesse.

Le pause devono svolgersi in aree ombreggiate o climatizzate, adeguate al numero di persone presenti e facilmente raggiungibili dal luogo di lavoro.

L’impresa deve dimostrare che:

  • l’organizzazione del turno consente realmente di interrompere l’attività;
  • i preposti garantiscono la fruizione delle pause;
  • le aree di recupero sono disponibili e utilizzabili;
  • frequenza e durata delle pause sono coerenti con il livello di esposizione.

 

È inoltre richiesta la rotazione degli addetti impegnati nelle mansioni a maggiore dispendio metabolico.

La rotazione deve ridurre l’esposizione del singolo lavoratore e deve avvenire tra attività caratterizzate da condizioni di rischio differenti. HR e HSE devono verificare che il personale destinato alle sostituzioni possieda competenze, formazione e abilitazioni adeguate.

5. Informazione e formazione di lavoratori e preposti

Lavoratori e preposti devono essere informati sui rischi legati al calore e sulle misure previste dall’impresa.

La formazione deve comprendere almeno:

  • modalità di applicazione di pause e rotazioni;
  • accesso all’acqua;
  • sintomi del colpo di calore;
  • procedure di primo soccorso;
  • modalità di segnalazione delle condizioni di pericolo;
  • comportamenti da adottare in caso di malessere;
  • responsabilità del Preposto.

 

Le istruzioni devono essere riferite alle condizioni effettive del reparto, del cantiere o della mansione. È inoltre opportuno conservare registri, materiali formativi e comunicazioni consegnate al personale.

6. Sorveglianza sanitaria e lavoratori vulnerabili

Il Medico Competente deve essere coinvolto nella gestione dei lavoratori maggiormente esposti o considerati vulnerabili rispetto allo stress termico.

In base alla valutazione sanitaria possono essere introdotte:

  • limitazioni dell’esposizione;
  • pause aggiuntive;
  • esclusione temporanea da alcune lavorazioni;
  • modifica dell’orario;
  • assegnazione temporanea a mansioni differenti.

 

La funzione HR deve applicare le prescrizioni indicate nel giudizio di idoneità, tutelando la riservatezza delle informazioni sanitarie.

La valutazione clinica spetta esclusivamente al Medico Competente. All’azienda devono essere comunicate le misure organizzative da adottare, non le diagnosi o i dettagli relativi alla condizione sanitaria del lavoratore.

7. Sospensione delle attività e responsabilità del Preposto

Quando le condizioni climatiche determinano un rischio non accettabile per la salute, il datore di lavoro deve sospendere temporaneamente le attività interessate.

La decisione non dipende esclusivamente dalla presenza di un’ordinanza territoriale. Deve essere adottata anche quando le condizioni operative risultano incompatibili con la prosecuzione sicura del lavoro e le misure disponibili non consentono di ridurre adeguatamente il rischio.

Anche il Preposto ha un preciso obbligo di intervento.

Ai sensi dell’articolo 19 del D.Lgs. 81/2008, deve vigilare sull’applicazione delle misure e intervenire immediatamente quando rileva una condizione di pericolo. Se necessario, deve interrompere temporaneamente l’attività e informare il datore di lavoro o il dirigente.

Le procedure aziendali devono quindi chiarire:

  • quando interrompere il lavoro;
  • chi deve essere informato;
  • come gestire la sospensione;
  • chi può autorizzare la ripresa delle attività.

Quali evidenze preparare per un controllo

Un DVR aggiornato, da solo, non dimostra che il rischio sia stato correttamente gestito.

In vista dei controlli è opportuno verificare la disponibilità di:

  • DVR, POS e DUVRI aggiornati;
  • verbali di consultazione di RLS o RLST;
  • procedure operative e check-list;
  • registri di informazione e formazione;
  • pianificazioni dei turni e delle rotazioni;
  • comunicazioni relative alla modifica degli orari;
  • verifiche sulla disponibilità di acqua;
  • evidenze delle pause concesse;
  • prescrizioni del Medico Competente correttamente applicate;
  • registrazioni di eventuali interruzioni o sospensioni.

 

La documentazione deve rappresentare un sistema realmente applicato, non un insieme di adempimenti predisposti esclusivamente in funzione dell’ispezione.

Un presidio integrato tra HSE e HR

La gestione del rischio calore richiede un coordinamento continuo tra sicurezza, organizzazione del lavoro e sorveglianza sanitaria.

  • L’area HSE deve valutare il rischio, aggiornare la documentazione e definire le procedure operative;
  • L’area HR deve rendere concretamente applicabili le misure attraverso turni, pause, rotazioni, sostituzioni e gestione amministrativa del personale.

 

Un approccio integrato consente di tutelare i lavoratori, ridurre il rischio di sanzioni e garantire maggiore continuità operativa nei periodi di maggiore criticità climatica.

Per gli aspetti relativi all’organizzazione del lavoro, ai turni, agli ammortizzatori sociali e alla gestione del personale è possibile contattare:

 

Per l’aggiornamento di DVR, POS e DUVRI, la predisposizione delle procedure e il supporto operativo in ambito sicurezza è possibile contattare:

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