I segreti dei campioni dell’innovazione

INTERVISTA A MASSIMO ANDRIOLO, PARTNER DI IXL-CENTER, RICONOSCIUTA DA FORBES COME UNA DELLE TOP 20 INNOVATION MANAGEMENT FIRMS IN NORD AMERICA

D: Molte aziende reagiscono a “shocks” come il Covid correndo ai ripari e riducendo attivitá che non sono ritenute “core”. Secondo la tua esperienza una reazione di questo tipo basta per uscire dalla crisi?

R: Come durante le crisi del 2007 e 2011, anche nel 2020 ho visto molte aziende concentrarsi su attività di change management (con una reazione passiva alla crisi e nel tentativo di ridurre i costi) congelando le attività legate all’innovation management (reazione attiva alla crisi e tentativo di creare nuove opportunità). Si tratta di un comportamento naturale ma molto rischioso.

Pensandoci possiamo paragonarlo ad una gara di formula 1: i campioni riescono a frenare prima della curva (change management) ma anche ad accelerare all’uscita della curva (innovation management).

La metafora serve per spiegare che chi in questo momento non si attiva per cercare nuove opportunità al fine di posizionarsi in un mondo che sarà necessariamente diverso da quello al quale eravamo abituati prima di marzo 2020 (“new normal”) da una parte rischia di perdere grandi opportunità e, dall’altra, di essere superato da concorrenti che si sono attivati in tempo.

Interessante sottolineare, che da diverse ricerche internazionali emerge che le aziende che non riducono le attività di innovazione durante i momenti di crisi ottengono performance migliori nell’ordine del 10% in più durante la crisi e addirittura del 30% in più nel periodo post crisi.

D: “Innovazione” è un termine ormai abusato. Ci dai una tua definizione di innovazione?

R: Concordo, è necessario demistificare il termine innovazione. Io preferisco sostituirlo con il termine crescita perché se un’azienda non innova è difficile che riesca a crescere e prosperare in un mondo sempre piú complesso e veloce. In IXL-CENTER abbiamo coniato la seguente definizione: Innovazione consiste in tutte quelle attivitá che creano e catturano nuovo valore economico in modi nuovi. Un nuovo prodotto, un nuovo servizio, una nuova esperienza, una nuova tecnologia, un nuovo partner, un nuovo business model: tutto questo è innovazione e l’innovation manager deve essere colei/colui che, come un direttore d’orchestra, riesce a gestire tutti questi elementi contemporaneamente.

D: Hai citato il tanto discusso “innovation manager”. Chi è questa figura e quali competenze ritieni sia importante che detenga?

R: Come per il project management ed il marketing management, sempre più l’innovation management viene riconosciuta come una disciplina che può essere appresa sia da imprenditori che da professionisti.

L’innovation manager è sostanzialmente un coach che, da una parte riesce a generare nuove idee attingendo alla creatività di persone con competenze, esperienze, stili di pensiero diversi e, dall’altra, riesce ad applicare strumenti semplici e robusti di “creative problem solving” al fine di trasformare la creatività in risultati tangibili per l’organizzazione. Si tratta di una figura che anche in Italia abbiamo osservato essere sempre più diffusa anche tra le PMI e ritengo che per certi versi sia ormai fondamentale al fine di accompagnare la transizione verso modelli di business evoluti.

D: Ritieni sia possibile “imbrigliare” la creatività senza tarparle le ali?

R: Assolutamente si. Come dimostrato (ndr vedi grafico a lato), l’innovation management di qualitá aiuta a unire un pensiero divergente (creativitá) con un pensiero convergente (struttura e disciplina), migliorando il ritorno sulle risorse investite nell’innovazione (return on innovation) e al contempo riducendo il rischio: le migliori innovazioni nascono dove si intersecano cuore (empatia e creatività) e mente (struttura e disciplina).

D: Cosa consigli agli imprenditori italiani per diventare migliori innovatori?

R: Come accennavo gli italiani partono da una posizione di favore: una creatività e flessibilità che non ha pari al mondo. Per sfruttare al meglio questo vantaggio, consiglio di irrobustire le loro competenze di “innovation management” (prego scegliete programmi seri) e sono convinto che diventeranno imbattibili. Come diceva Darwin: “non sono i più forti o intelligenti della specie che sopravvivranno, ma coloro che riescono ad adattarsi al cambiamento”.

E’ importante sottolineare che secondo il World Economic Forum innovation management, trasformazione digitale, design thinking e capacità imprenditoriale sono le cinque competenze chiave che aiuteranno imprese e professionisti ad uscire dalla crisi creata dalla pandemia.

D: Quanto importante è la trasformazione digitale per l’innovazione?

R: “Digital transformation is not an option”.

Per un’azienda non è possibile esimersi dall’adottare strumenti digitali. Attenzione la digitalizzazione non fornisce una bacchetta magica. Per ottenere i migliori risultati è necessario pensare a come calare la digitalizzazione nei business models aziendali. Senza far questo si rischia di bruciare risorse e sovvertire equilibri creati negli anni.

IXL-CENTER collabora con molti enti di trasformazione digitale per aiutare aziende a sfruttare al meglio le grandi opportunitá offerte dalla digitalizzazione.

D: Un ultimo consiglio per il 2021?

Mi permetto di indicarne tre:

  • Non perdete mai la curiosità e la passione per pensare a “what if and what’s next”;
  • Date piú spazio alle donne: non esiste innovazione senza multidisciplinarietà e non esiste multidisciplinarietà senza il contributo delle donne;
  • Non guardate la crisi solo come rischio, vedetela anche come opportunità.

Massimo Andriolo

Amante dell’innovazione nel 2007 co-fonda IXL-Center a Boston, società di consulenza strategica all’innovazione definita dalla rivista Forbes una delle top 20 «Innovation and Growth Consulting Firms» in USA. IXL è oggi presente in 13 Paesi e Massimo è a capo della divisione Europea. Curioso di vedere come le teorie di management possono essere applicate per creare valore concreto per aziende, fonda una società di partecipazioni che investe nel settore energie rinnovabili, turismo e nella trasformazione digitale. Massimo ricopre incarichi di consigliere di amministrazione di diverse società, tra le quali il principale Istituto finanziario dell’Alto Adige e Spartan Tech.

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