Concordato biennale 2026–2027: quanto conviene davvero alla tua impresa?

Concordato preventivo biennale 2026–2027

Le nuove schede dell’Agenzia delle Entrate riaprono il tema della convenienza. Prima di aderire, occorre confrontare la proposta fiscale con margini attesi, prospettive di crescita e liquidità disponibile.

Una maggiore prevedibilità delle imposte può aiutare a pianificare le scelte aziendali. Ma quanto vale questa certezza se i risultati dei prossimi mesi si discostano dalle attese?

È la domanda da cui partire per valutare il Concordato preventivo biennale 2026–2027. L’Agenzia delle Entrate ha messo a disposizione, nel cassetto fiscale dei contribuenti interessati, schede personalizzate che riepilogano dati dell’attività, punteggio ISA e informazioni utili sull’adesione. Per chi rinnova il precedente concordato sono presenti anche elementi relativi al ravvedimento speciale delle annualità pregresse.

Per i contribuenti con esercizio coincidente con l’anno solare, la scadenza per aderire è il 2 novembre 2026, per effetto dello slittamento del termine del 31 ottobre.

Come funziona il concordato

Il concordato consente alle imprese e ai professionisti che applicano gli ISA e possiedono i requisiti previsti di accettare una proposta dell’Agenzia delle Entrate che definisce, per due anni, il reddito rilevante ai fini fiscali e, ove applicabile, il valore della produzione netta ai fini IRAP.

Con l’adesione, il contribuente assume l’impegno a dichiarare gli importi concordati, apportando le rettifiche previste dalla normativa per specifiche componenti reddituali. L’utile di bilancio e il reddito concordato sono grandezze diverse: una valutazione attendibile richiede quindi di ricostruire correttamente la base fiscale.

Quando può essere conveniente e quando richiede cautela

Il principale elemento da valutare è la distanza tra il reddito proposto e quello che l’impresa prevede di realizzare.

In linea generale, un reddito effettivo superiore a quello concordato può determinare un vantaggio fiscale. Al contrario, se l’attività produce meno del previsto, il contribuente può trovarsi a pagare imposte su un reddito superiore a quello effettivamente conseguito. Restano ferme le rettifiche e le specifiche condizioni di cessazione previste dalla disciplina: una normale flessione dei risultati non comporta automaticamente la revisione dell’accordo.

Per questo, l’analisi dovrebbe considerare almeno tre scenari: prudente, intermedio e favorevole. Un portafoglio ordini in crescita può sostenere la scelta, ma va letto insieme ai costi necessari per realizzarlo. Nuove assunzioni, rincari dei fornitori o riduzione dei prezzi di vendita possono assorbire una parte significativa dei maggiori ricavi.

La domanda utile diventa quindi: quale reddito fiscale possiamo ragionevolmente attenderci nel biennio, e quanto cambierebbe il carico tributario aderendo?

Le schede dell’Agenzia sono un punto di partenza

I prospetti disponibili nel cassetto fiscale aiutano a ricostruire le informazioni già conosciute dall’Amministrazione: dati dell’attività, affidabilità fiscale, eventuali incoerenze e situazione delle precedenti adesioni. Non sostituiscono però l’elaborazione della proposta né una valutazione personalizzata della sua convenienza.

Per decidere servono anche informazioni aggiornate sulla gestione: il preconsuntivo 2026, le commesse acquisite, i costi attesi e le prospettive 2027. Basarsi soltanto sui risultati dell’anno precedente rischia di restituire un’immagine incompleta dell’impresa.

Per chi rinnova, va valutato anche il ravvedimento speciale

Per i contribuenti che hanno aderito al concordato 2024–2025 e rinnovano per il 2026–2027 è prevista, alle condizioni stabilite dalla normativa, la possibilità di accedere al ravvedimento speciale relativo alle annualità 2020–2023.

Le schede contengono informazioni utili al calcolo delle imposte sostitutive. Questa opportunità richiede una valutazione distinta: occorre verificare quali annualità siano ammesse, il costo dell’operazione e gli effetti ottenibili. Il rinnovo del concordato non determina da solo la regolarizzazione degli anni precedenti.

La checklist prima di decidere

Una valutazione completa dovrebbe rispondere a cinque domande:

  • Possiamo aderire? Verificare requisiti, cause di esclusione ed eventuale concordato già in corso.
  • I dati sono corretti? Controllare dichiarazioni, ISA e informazioni utilizzate per elaborare la proposta.
  • Quanto conviene? Confrontare il carico fiscale ordinario con quello concordato nei diversi scenari.
  • Qual è l’impatto sulla cassa? Stimare importi e calendario dei versamenti, considerando anche gli eventuali costi del ravvedimento.
  • Quali cambiamenti sono previsti? Esaminare operazioni societarie, variazioni dell’attività e altri eventi che potrebbero incidere sul regime.

Il supporto Miller Group: una decisione fondata sui numeri

Miller affianca imprese e professionisti nella verifica dei requisiti, nell’analisi della proposta e nella simulazione degli effetti fiscali e finanziari, mettendo in relazione i dati dichiarativi con l’andamento concreto dell’attività.

L’obiettivo è arrivare a una scelta motivata: quantificare il beneficio potenziale, individuare gli elementi di rischio e verificare la sostenibilità dei versamenti.

Vuoi capire se il Concordato 2026–2027 è conveniente per la tua impresa? Richiedi a Miller una valutazione personalizzata. Partiremo dalla situazione fiscale, dai risultati aggiornati e dalle prospettive del prossimo anno per costruire un confronto utile alla decisione.

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